dito a scatto

Dito a scatto: cause, rimedi e intervento

By: | Tags: , | Comments: 0 | maggio 7th, 2018

Che cos’è il dito a scatto? Il dito a scatto, o tenosinovite stenosante, è una patologia molto comune dovuta ad una infiammazione dei tendini flessori delle dita e delle pulegge dove scorrono.

Il dito a scatto si manifesta con un forte dolore alla base delle dita, prevalentemente a livello del pollice, medio e anulare della mano dominante ma può manifestarsi anche alle altre dita.

Il dolore è dovuto al fatto che i tendini flessori quando sono fortemente infiammati non riescono a scorrere all’interno della puleggia (il canale fibroso dove scorrono i tendini).

Molto spesso sono così infiammati e dolenti che addirittura il dito rimane bloccato in flessione a livello della articolazione metacarpo falangea, e il paziente deve aiutarsi con l’altra mano per poterlo estendere.

Durante questa procedura si sente uno “schiocco” dovuto allo sblocco o “scatto” del tendine.

Il fenomeno è molto frequente al mattino.

Il dito a scatto molto spesso può semplicemente manifestarsi con il dolore alla base del dito e con una aumentata rigidità e dolenzia durante i movimenti di flesso-estensione.

Quali sono le cause del dito a scatto?

Come detto all’inizio dell’articolo, il dito a scatto è dovuto principalmente ad una infiammazione dei tendini flessori delle dita.

Questa infiammazione è solitamente scatenata da sforzi continui e ripetuti, ad esempio è molto frequente in persone che fanno giardinaggio, cucito, sport come l’arrampicata, e così via.

I tendini, quando sono infiammati, aumentano di volume e scorrono con più difficoltà all’interno della puleggia, aumentando le forze di attrito – e di conseguenza l’infiammazione – innescando così un circolo vizioso.

Con il perdurare della situazione il tendine perde parte della sua elasticità diventando “fibrotico” e creando aderenze.

Possono, inoltre, formarsi degli pseudo-noduli che ostacolano ulteriormente il passaggio del tendine peggiorando il quadro.

Alcuni patologie concomitanti come diabete, artrosi, ipotiroidismo, morbo di Dupuytren e gotta, possono favorire l’insorgenza del dito a scatto.

Va detto che si tratta di una patologia più frequente nelle donne.

Come si effettua la diagnosi di dito a scatto

La diagnosi è prevalentemente clinica. In effetti, quando il paziente lamenta dolore alla base del dito, il quale, durante i movimenti, rimane bloccato in flessione e, nel tentativo di estenderlo, “scatta” con dolore, non rimangono molti dubbi su altre patologie: si tratta di dito a scatto.

Nei casi in cui invece la sintomatologia sia sfumata, lo scatto non sia evidente e il dolore sia diffuso a più dita, è importante effettuare una diagnosi differenziale.

Potrebbe trattarsi, infatti, di una tenosinovite stenosante dei tendini flessori di tutte le dita, di artrosi o artrite diffusa, o di compressioni nervose.

Un utile complemento alla diagnosi è l’ecografia muscolo-tendinea che permette di studiare i tendini e le loro guaine.

Come si cura il dito a scatto?

Una volta effettuata la diagnosi, è possibile procedere alla terapia del dito a scatto. Alla base di tutte le terapie vi è il riposo funzionale e l’astensione dall’attività traumatica che lo ha scatenato.

In prima battuta, può essere tentata una terapia medica a base di integratori tenotrofici, farmaci antinfiammatori e tecar terapia.

Se una blanda terapia medica non fosse sufficiente, è possibile procedere ad un infiltrazione locale con corticosteroidi, da eseguire anche a livello ambulatoriale, ma molto spesso non è indicata in casi complessi e di lunga durata.

Nei casi di dito a scatto recidivanti o resistenti alle infiltrazioni, è indicato l’intervento chirurgico.

Come si effettua l’intervento chirurgico per il dito a scatto?

L’intervento per dito a scatto si effettua in anestesia locale a livello di chirurgia ambulatoriale o Day Hospital.

Una volta infiltrata la zona alla base del dito interessato con l’anestetico locale, in ischemia pneumatica dell’arto superiore, si procede con una piccola incisione a livello della puleggia del tendine che viene aperta longitudinalmente.

Si procede quindi ad una tenolisi dei tendini flessori.

Una volta controllato lo stato dei tendini e che la puleggia sia tutta aperta è possibile effettuare la sutura.

La durata dell’intervento è di circa 10 minuti. I punti di sutura vengono mantenuti per 15 giorni circa e per altri 15 giorni si suggerisce di non effettuare sforzi ma solo movimenti dolci e controllati per evitare la formazione di aderenze.

Quali possono essere le complicanze del dito a scatto?

È bene innanzitutto distinguere fra le complicanze proprie dell’evoluzione della patologia del dito a scatto e le complicanze del trattamento chirurgico.

Per quanto riguarda le complicanze proprie dell’evoluzione di questa patologia in caso di mancato, difficoltoso o non idoneo trattamento, si può arrivare ad una fibrosi del tendine con la formazione di numerose aderenze.

In questi casi, una volta effettuato l’intervento chirurgico, non si avrà più il “blocco” del dito ma si avrà comunque una incompleta estensione del dito dovuta ad una perdita di elasticità e aumentata fibrosi dei tendini flessori.

Questo comporta un aumento di rischio di rottura spontanea del tendine.

Bisogna ricordare che, purtroppo, non sempre è semplice e possibile trattare il dito a scatto, per questo motivo è sempre bene rivolgersi al chirurgo all’inizio della sintomatologia per evitare di cronicizzare e rendere intrattabile il dito a scatto.

Per quanto riguarda le complicanze chirurgiche possono essere di carattere generale e comuni a tutti gli interventi quindi si parla di infezione, cicatrici patologiche e deiscenza della ferita o specifiche dell’intervento e quindi lesioni nervose o tendinee.

Dito a scatto: cause, rimedi e intervento ultima modifica: 2018-05-07T09:35:31+00:00 da Dott. Lorenzo Calì Cassi

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