Mastoplastica additiva: intervento e convalescenza

Mastoplastica additiva: intervento e convalescenza

By: | Tags: , , , , | Comments: 0 | Dicembre 4th, 2017

La mastoplastica additiva è un intervento chirurgico finalizzato all’aumento del volume delle mammelle e alla loro simmetrizzazione, quello che, comunemente, viene definito “rifarsi il seno”.

Con il termine simmetrizzazione ci riferiamo all’intento di armonizzare due mammelle di dimensioni, forme o volumi differenti, che creano un effetto poco gradevole alla vista.

L’intervento di mastoplastica additiva va preparato in modo personalizzato, in seguito ad una serie di visite e controlli medici, che possano mettere il chirurgo e la paziente nella condizione di avere un quadro chiaro rispetto al risultato desiderato.

Cerchiamo di approfondire l’argomento, per capire in cosa consiste questo intervento, come viene eseguito, quali sono le informazioni di cui ha bisogno la paziente e quali le possibili controindicazioni.

Mastoplastica additiva: tipologie di intervento

L’intervento di mastoplastica additiva può essere effettuato tramite l’inserimento di protesi mammarie o tramite la cosiddetta tecnica del lipofilling.

Questa tecnica, che tratteremo più avanti in un articolo dedicato, consiste in un auto-trapianto di grasso prelevato dalla paziente e impiegato in alternativa alle protesi.

Mastoplastica additiva: in cosa consiste l’intervento

L’intervento di mastoplastica additiva viene eseguito in anestesia generale oppure loco-regionale, con o senza sedazione.

È preferibile effettuare questo intervento in anestesia generale, più sicuro per la paziente e con un decorso post-operatorio meno doloroso.

A seconda della natura dell’intervento e delle caratteristiche anatomiche della paziente, vanno valutati i seguenti elementi:

  1. Dove effettuare l’incisione per l’inserimento delle protesi mammarie. Le opzioni, in questo caso, sono 3: a livello del solco sottomammario (sotto il seno), in corrispondenza dell’areola (intorno all’areola del capezzolo), sotto l’ascella;
  2. Dove impiantare la protesi. Le opzioni, qui, sono tre: sottoghiandolare (sotto la ghiandola mammaria), sottomuscolare (sotto il muscolo pettorale), dual plane (nella porzione superiore la protesi è coperta dal muscolo pettorale, nella porzione inferiore è coperta solo dalla ghiandola). Chi scrive preferisce la tecnica dual plane perché ha tutti i vantaggi della retromuscolare, rendendo i profili della protesi meno visibili e percepibili al tatto, senza essere invasiva come una retromuscolare pura;
  3. Quale tipo di protesi utilizzare.

Non esistendo una procedura standard, applicabile in ogni situazione, ne consegue che l’intervento per l’aumento del seno va studiato in modo dedicato e personalizzato, per stabilire il tipo di intervento, di incisione, di protesi, di forma e di dimensioni desiderate.

Quando effettuare un intervento di mastoplastica additiva

La mastoplastica additiva è consigliata nel caso di mammelle poco sviluppate o di volume e forma non armonica con il fisico ed i gusti della paziente.

Mammelle poco sviluppate, seni di piccole dimensioni, seni asimmetrici o dalla forma poco aggraziata, o comunque non apprezzata dalla paziente, sono le ragioni più diffuse alla base della scelta di sottoporsi ad una mastoplastica additiva, che, ci teniamo a ricordare, è comunque un intervento chirurgico.

Il consiglio che ci sentiamo di dare alle donne interessate a rifarsi il seno è di non puntare ad un risultato eccessivo, non adeguato alla loro fisicità, con il rischio di apparire poco armonioso.

Mastoplastica additiva: preparazione all’intervento

L’intervento di mastoplastica additiva va preparato con cura e attenzione, essendo a tutti gli effetti un’operazione chirurgica che, per quanto ormai molto diffusa, è comunque lievemente invasiva.

Prima di entrare in sala operatoria sono richieste una serie di indagini mediche e diagnostiche, da effettuare nei mesi e nelle settimane precedenti.

Devono essere effettuati esami ematici di routine, elettrocardiogramma ed ecografia mammaria, con un eventuale mammografia, se la paziente ha più di 40 anni.

Possono essere richiesti ulteriori approfondimenti in base alle condizioni cliniche della paziente.

Va sospesa l’assunzione di una serie di farmaci:

  • Evitare l’utilizzo di farmaci con effetto sulla funzione piastrinica, quindi aspirina e fans (antinfiammatori e analgesici di comune utilizzo);
  • Se è in corso una terapia con farmaci anticoagulanti o antiaggreganti (coumadin, plavix, tiklid, etc) è necessario avvertire il chirurgo e l’anestesista per valutarne l’eventuale sospensione, o una terapia sostitutiva;
  • Sospendere la terapia ormonale sostitutiva o l’uso di contraccettivi orali almeno 1 mese prima (si tratta di farmaci associati ad un aumento del rischio di trombosi).

Il giorno precedente l’intervento va effettuata una pulizia accurata del corpo, vanno tagliate le unghie delle mani e dei piedi, rimosso completamente il trucco, lo smalto, e vanno depilate le ascelle.

Come accade per altri interventi chirurgici, è importante non assumere cibi solidi e liquidi nelle 6 ore che precedono l’operazione.

Il chirurgo potrebbe richiedere l’utilizzo di un determinato tipo di reggiseno, simile a quelli sportivi, con apertura anteriore, non imbottito, per 1 mese circa.

Mastoplastica additiva: protesi mammarie

Alla base di un intervento di mastoplastica additiva c’è l’impiego di protesi mammarie, fatta eccezione per la tecnica del lipofilling, alla quale abbiamo accennato nella parte iniziale dell’articolo.

Le protesi mammarie si differenziano, essenzialmente, per forma e dimensioni, e per essere “testurizzate” o meno.

Protesi mammarie: rotonde o anatomiche

La scelta ricade, solitamente, sulle protesi rotonde, perché presentano minori rischi di rotazione, mentre le protesi anatomiche sono indicate per interventi su pazienti particolarmente magre e con mammelle di piccole dimensioni, ipotrofiche.

Le protesi rotonde di ultima generazione sono anche definite “ergonomiche”, in quanto consentono un risultato identico a quello garantito dalle protesi anatomiche, senza il rischio di rotazione.

Oltre alla forma, abbiamo accennato che le protesi mammarie possono essere testurizzate oppure no.

Generalmente, si tende a prediligere l’impiego di protesi a micro testurizzazione, che provocano minori infiammazioni e, di conseguenza, meno sieromi, contratture e altre complicanze nel decorso post operatorio.

Protesi al silicone: caratteristiche e utilizzo

Le protesi mammarie più utilizzate in tutto il mondo sono quelle a base di silicone.

Il silicone è composto da silicio e ossigeno ed è impiegato nel campo medico da decenni per la realizzazione, ad esempio, di cateteri e rivestimenti di pace makers.

La scelta della protesi è di competenza del chirurgo, che valuterà la soluzione migliore in base all’intervento da effettuare e al risultato da ottenere.

Le protesi mammarie in silicone sono cancerogene?

Ad oggi sono circa 3 milioni le donne portatrici di protesi in silicone, impiegate ormai da più di trent’anni in tutto il mondo.

Per un periodo, nel 2006, negli Stati Uniti fu sospeso l’impiego di protesi in silicone, perché sospettate di essere associate alla formazione di tumori alla mammella.

In seguito all’allarme diffuso all’epoca furono condotte delle indagini approfondite, che hanno dimostrato l’inesistenza di una correlazione diretta tra la presenza di una protesi in silicone e la comparsa di una massa tumorale alla mammella, né di altre malattie auto-immuni.

Mastoplastica additiva: decorso post-operatorio

L’intervento di mastoplastica additiva dura in media da 1 a 3 ore, a seconda del tipo di inserimento delle protesi effettuato.

Possono essere disposti dei drenaggi, posizionati solitamente di lato alla cicatrice, che andranno poi rimossi entro 24-48 ore.

Nei giorni successivi è consigliato l’utilizzo di un reggiseno contenitivo apposito, in modo da mantenere una compressione sulle mammelle e favorire la guarigione, ridurre il dolore ed evitare la formazione di ematomi o sieromi e ridurre il sanguinamento nelle prime ore.

Per circa 1 mese è importante stare a riposo, evitare sforzi e movimenti inconsulti, è vietato fare attività fisica.

Dopo circa 15 giorni è possibile riprendere attività fisiche come ciclette e camminate, l’importante è non fare troppi movimenti e sforzi con le braccia per evitare il dislocamento delle protesi.

Mastoplastica additiva: possibili complicazioni

Come ogni intervento chirurgico, anche la mastoplastica additiva può generare delle possibili complicazioni.

Vediamo insieme quali sono le principali possibili complicazioni in seguito ad un intervento di aumento del volume del seno, anche se molto rare:

  • Sanguinamento;
  • Emorragia;
  • Sieroma;
  • Infezioni;
  • Necrosi cutanee;
  • Riapertura della ferita;
  • Asimmetrie.
  • Dislocamento delle protesi;
  • Double Bubble;
  • “Palpabilità” delle protesi;
  • Rotazione delle protesi (solo per le protesi anatomiche).

Il rischio di rottura della protesi mammaria è molto raro, ma può verificarsi in seguito a traumi locali, incidenti, così come il loro dislocamento, rotazione e capovolgimento.

In caso di rottura spontanea delle protesi generalmente queste sono coperte per almeno 10 anni dalla garanzia della casa madre che le ha prodotte.

Mastoplastica additiva: cicatrici

Una delle preoccupazioni più diffuse nelle donne che si sottopongono ad un intervento di aumento del volume del seno è la natura e le dimensioni delle cicatrici.

Ricordiamo che, per inserire la protesi mammaria, è necessario effettuare un’incisione sotto il seno, sotto l’areola del capezzolo o sotto il solco ascellare.

Inevitabilmente, un taglio produce una cicatrice, ma possiamo tranquillizzare chi ci legge sottolineando che la posizione in cui viene effettuata l’incisione e la dimensione del taglio vengono effettuati in modo da cercare di rendere la cicatrice quasi invisibile.

La natura della cicatrice varia in base a diversi parametri, dal punto esatto dell’incisione, alla pigmentazione della pelle della paziente e alla variabilità individuale.

In ogni caso, nella rara ipotesi di cicatrice antiestetica è possibile intervenire con un trattamento o un intervento, dopo un congruo periodo di tempo, dai 6 ai 12 mesi.

Conclusioni

Una donna che decide di rifarsi il seno, per ragioni estetiche o meno, deve affidarsi ad un chirurgo esperto e coscienzioso, che la metta nella condizione di avere un quadro chiaro di ciò che si può o non si può fare, in modo da non restare delusa, così come abbiamo già visto in relazione alla rinoplastica.

Ci teniamo, ancora una volta, a sottolineare l’importanza della ricerca di una soluzione che si adatti alla propria fisicità, perché un seno eccessivamente voluminoso sul torace di una donna gracile e magra può risultare molto innaturale.

L’obiettivo di una mastoplastica additiva, invece, è quello di cercare di ottenere un risultato quanto più naturale possibile, sia dal punto di vista estetico che al tatto.

Mastoplastica additiva: intervento e convalescenza ultima modifica: 2017-12-04T16:47:07+00:00 da Dott. Lorenzo Calì Cassi

Leave a Reply